grafica exousia
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«[…] una parola, questa, attestata fin dal Vangelo di Marco, ma che non è facile rendere bene in italiano. La parola greca è EXOUSIA, che alla lettera rimanda a ciò che “proviene dall’essere” che si è. Non si tratta di qualcosa di esteriore o di forzato, dunque, ma di qualcosa che emana da dentro e che si impone da sé».

[tratto da: “Papa Francesco | Eugenio Scalfari – Dialogo Tra Credenti e Non Credenti”, Einaudi, LaRepubblica]

EAR in greco antico significa Primavera.

EAR sono Chris e Andrew. Chris canta e scrive le canzoni con le parole, la chitarra acustica e trova le melodie. Andrew suona la chitarra e fa diventare le canzoni di Chris le canzoni degli EAR. Una magia.

Le canzoni di questo disco sono state scritte nel corso di dieci anni, più o meno.
In dieci anni succedono davvero tante cose: si diventa grandi, si cerca il lavoro, si trova il lavoro e si perde il lavoro. Si parte, si torna. Si sceglie di restare. Ci si innamora, ci si lascia. Ci si sposa; non ci si sposa, ma si va comunque a vivere insieme. Si cerca di stare sempre meglio. A volte funziona, a volte no. Si cerca un posto dove stare. Alcuni comprano una casa, altri affittano un appartamento. Non si smette mai di progettare. Ci si spaventa molto e si dimostra il proprio coraggio. Ognuno fa come può. Si rimane delusi, fortemente delusi. E scoppia la rabbia così forte che per un attimo tutto rischia di perdere senso. Ci si consola a lungo e piano piano il significato di ciò che conta emerge dal fondo. Nascono i figli. A volte muoiono anche. Si diventa più forti. Ci si stringe sempre di più. E si è più felici. Anche quando tutto è complicato. E la tristezza è un po’ dappertutto, nelle cose. Dieci anni sono davvero giganti.

E poi c’è la Musica. Quella che si ascolta. Quella che si fa. E quella che sento solo io. Che magari senti anche tu, ma è già un’altra cosa.

Le canzoni di questo disco sono state registrate con l’unica intenzione che fossero le canzoni che sentivo io. Sembra una cosa banale, e forse lo è, ma per il sottoscritto non è stato per nulla semplice. Tendo a complicarmi la vita, ma in questo caso sono stato attento. Ci tenevo molto, devo ammetterlo. Ognuno tiene alle sue cose. Per questo poi diventano speciali.
Nel disco precedente non sono stato capace di farlo. Guardavo fuori. Guardavo molto fuori per accertarmi che il dentro fosse visto. Così non funziona. Ci sono voluti dieci anni per capirlo. Ma ora la cosa è chiara e sto molto meglio. Sono soddisfatto. Intendo intimamente. Intendo che quando mi metto le cuffiette e alzo il volume per sentire solo la mia Musica, ecco, lo spazio che si crea è davvero grande. E tutto per me. Ci si sente bene. Sono fortunato.  Ogni cosa è al suo posto.

Il disco è stato elaborato nell’arco di quattro anni, poco più. Le tracce sono state registrate al Jyl Studio di Massalombarda insieme all’amico fonico Matteo De Biagi (che si è occupato poi anche dell’editing). Per motivi personali della band ci siamo poi trasferiti nella campagna di Forlì dall’amico fonico Franco Naddei presso il Cosabeat Recording Studio.
Qui i brani sono stati ri-elaborati, ri-pensati e arricchiti grazie alla complicità artistica e professionale di Franco. La cosa speciale di Franco è stata la capacità di “capire” non solo i brani, ma anche il “linguaggio” mio e di Andrew, e trasformare questa presa di coscienza in Musica.
O meglio, trasferirla – attraverso la sua Musica (quella che sente solo lui) – nelle nostre canzoni. Un’altra magia.

Abbiamo inserito due cover. Rivisitate ed interpretate secondo le nostre necessità. Sono brani a cui siamo legati da tempo e che racchiudono bene la nostra esperienza musicale. In un certo senso tengono stretti questi dieci anni. Entrambi contengono la parola “sangue”. E’ una casualità ovviamente, ma ci piace pensare che in fondo non lo sia.

E’ tutto così vivo nel modo in cui ancora ci affidiamo alla Musica.

E tutto così autentico.

Sanguina.

Se dovessi esprimere un desiderio rispetto a chiunque ascolterà queste canzoni vorrei che facessero compagnia. Non tanto nel senso di consolare la solitudine, quanto piuttosto di assaporarla meglio.

Non so se ci sarà un altro disco dopo questo. Ciò non significa che io e Andrew smetteremo di fare Musica. Tuttavia devo riconoscere che il tempo della nostra vita è adesso su un binario nuovo. Che merita tutta la nostra attenzione. Ed ha senso percorrerlo con lo stesso entusiasmo, passione e abnegazione con cui siamo arrivati fino a qui.

Chris

«[…] una parola, questa, attestata fin dal Vangelo di Marco, ma che non è facile rendere bene in italiano. La parola greca è EXOUSIA, che alla lettera rimanda a ciò che “proviene dall’essere” che si è. Non si tratta di qualcosa di esteriore o di forzato, dunque, ma di qualcosa che emana da dentro e che si impone da sé».

[tratto da: “Papa Francesco | Eugenio Scalfari – Dialogo Tra Credenti e Non Credenti”, Einaudi, LaRepubblica]

EAR in greco antico significa Primavera.

EAR sono Chris e Andrew. Chris canta e scrive le canzoni con le parole, la chitarra acustica e trova le melodie. Andrew suona la chitarra e fa diventare le canzoni di Chris le canzoni degli EAR. Una magia.

Le canzoni di questo disco sono state scritte nel corso di dieci anni, più o meno.
In dieci anni succedono davvero tante cose: si diventa grandi, si cerca il lavoro, si trova il lavoro e si perde il lavoro. Si parte, si torna. Si sceglie di restare. Ci si innamora, ci si lascia. Ci si sposa; non ci si sposa, ma si va comunque a vivere insieme. Si cerca di stare sempre meglio. A volte funziona, a volte no. Si cerca un posto dove stare. Alcuni comprano una casa, altri affittano un appartamento. Non si smette mai di progettare. Ci si spaventa molto e si dimostra il proprio coraggio. Ognuno fa come può. Si rimane delusi, fortemente delusi. E scoppia la rabbia così forte che per un attimo tutto rischia di perdere senso. Ci si consola a lungo e piano piano il significato di ciò che conta emerge dal fondo. Nascono i figli. A volte muoiono anche. Si diventa più forti. Ci si stringe sempre di più. E si è più felici. Anche quando tutto è complicato. E la tristezza è un po’ dappertutto, nelle cose. Dieci anni sono davvero giganti.

E poi c’è la Musica. Quella che si ascolta. Quella che si fa. E quella che sento solo io. Che magari senti anche tu, ma è già un’altra cosa.

Le canzoni di questo disco sono state registrate con l’unica intenzione che fossero le canzoni che sentivo io. Sembra una cosa banale, e forse lo è, ma per il sottoscritto non è stato per nulla semplice. Tendo a complicarmi la vita, ma in questo caso sono stato attento. Ci tenevo molto, devo ammetterlo. Ognuno tiene alle sue cose. Per questo poi diventano speciali.
Nel disco precedente non sono stato capace di farlo. Guardavo fuori. Guardavo molto fuori per accertarmi che il dentro fosse visto. Così non funziona. Ci sono voluti dieci anni per capirlo. Ma ora la cosa è chiara e sto molto meglio. Sono soddisfatto. Intendo intimamente. Intendo che quando mi metto le cuffiette e alzo il volume per sentire solo la mia Musica, ecco, lo spazio che si crea è davvero grande. E tutto per me. Ci si sente bene. Sono fortunato.  Ogni cosa è al suo posto.

Il disco è stato elaborato nell’arco di quattro anni, poco più. Le tracce sono state registrate al Jyl Studio di Massalombarda insieme all’amico fonico Matteo De Biagi (che si è occupato poi anche dell’editing). Per motivi personali della band ci siamo poi trasferiti nella campagna di Forlì dall’amico fonico Franco Naddei presso il Cosabeat Recording Studio.
Qui i brani sono stati ri-elaborati, ri-pensati e arricchiti grazie alla complicità artistica e professionale di Franco. La cosa speciale di Franco è stata la capacità di “capire” non solo i brani, ma anche il “linguaggio” mio e di Andrew, e trasformare questa presa di coscienza in Musica.
O meglio, trasferirla – attraverso la sua Musica (quella che sente solo lui) – nelle nostre canzoni. Un’altra magia.

Abbiamo inserito due cover. Rivisitate ed interpretate secondo le nostre necessità. Sono brani a cui siamo legati da tempo e che racchiudono bene la nostra esperienza musicale. In un certo senso tengono stretti questi dieci anni. Entrambi contengono la parola “sangue”. E’ una casualità ovviamente, ma ci piace pensare che in fondo non lo sia.

E’ tutto così vivo nel modo in cui ancora ci affidiamo alla Musica.

E tutto così autentico.

Sanguina.

Se dovessi esprimere un desiderio rispetto a chiunque ascolterà queste canzoni vorrei che facessero compagnia. Non tanto nel senso di consolare la solitudine, quanto piuttosto di assaporarla meglio.

Non so se ci sarà un altro disco dopo questo. Ciò non significa che io e Andrew smetteremo di fare Musica. Tuttavia devo riconoscere che il tempo della nostra vita è adesso su un binario nuovo. Che merita tutta la nostra attenzione. Ed ha senso percorrerlo con lo stesso entusiasmo, passione e abnegazione con cui siamo arrivati fino a qui.

Chris